Vigneto sperimentale

A partire dagli anni ’60, in tutto il territorio provinciale sono stati individuati numerosi vitigni che rischiavano l’estinzione poiché non più coltivati. Alcune di queste vecchie varietà, a detta degli “agricoltori” che le custodivano o delle poche notizie bibliografiche reperite, possono essere definite come autoctone piacentine, altre possono esserlo considerate visto il loro lunghissimo periodo di coltivazione nell’ambito provinciale. (Caratterizzazione ampelografica dei vitigni autoctoni piacentini, p. 10).

La Cantina Mossi prosegue il percorso iniziato da Luigi, che non si è stancato mai di studiare, sperimentare, innovare e rinnovare, collaborando attivamente con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Qualche decennio fa, Luigi Mossi realizzò un vigneto sperimentale di 4500 m2 dove vengono conservate una trentina di varietà “autoctone” piacentine, molte prossime all’estinzione.

L’autorizzazione da parte della Regione Emilia-Romagna per la coltivazione del vigneto sperimentale arrivò nel 2002, formalizzando una collaborazione tra il Prof. Fregoni e il Sig. Mossi che andava avanti già da anni, in particolare attraverso lo studio della Malvasia Rosa.

Infatti, alcune uve del vigneto sperimentale erano già storicamente presenti nella collezione del Sig. Mossi, che, insieme al Prof. Fregoni, nel 2004 iniziò una serie di microvinificazioni per osservare le caratteristiche e comprendere il potenziale di varietà come Barbesino, Bervedino, Besgano, Bucalò, Ervi, Fruttano, Leck, Malvasia Grigia, Malvasia Rosa, Marsanne, Melara, Santa Maria, Stciucaera, Verdea…

Mappa vigneto sperimentale

Mappa vigneto sperimentale

Elenco varietà vigneto sperimentale

Elenco varietà vigneto sperimentale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 2013, il vigneto avrebbe dovuto essere estirpato, secondo la normativa dei vigneti sperimentali in deroga. Il Sig. Mossi si oppose e riuscì ad ottenere il diritto di conservazione del vigneto sperimentale per altri 10 anni: “Questo nostro vigneto è stato dichiarato dai funzionari della Regione uno dei più interessanti, se non addirittura il migliore, per lo studio delle antiche varietà locali e ci auguriamo che venga adeguatamente conservato e valorizzato.” (da Intrecci di Vite, p. 263).

Annotiamo con interesse le note di degustazione di Luigi Mossi in merito ad alcune delle varietà che riteneva più promettenti, ovvero Barbesino (bianco), Bucalò (bianco) ed Ervi (rosso).

Barbesino: Sicuramente tra i più validi, eccezionale era stato in taglio con 10% di un’uva che so io. Uva sulla quale bisogna puntare per frizzanti e spumanti.”

Bucalò: Qui siamo davanti all’eccellenza. Inimmaginabile che un vitigno autoctono piacentino potesse dare un prodotto di così alto livello. Un’uva che raggiunga con estrema facilità i 26/28 gradi zucchero e che dia un vino con profumi e retrogusto di una finezza così straordinaria era fuori da ogni immaginazione. Ottimo.”

Ervi: Il meglio dei rossi, ma quando lo avremo conosciuto meglio, forse il rosso migliore piacentino. Ottimo in purezza fermo, e frizzantino, molto valido nel taglio con il Gutturnio col quale si sposa magnificamente. Su questo vino come sul Bucalò e il Barbesino si potrà costruire la futura viticoltura italiana.”

Conclude Luigi in Intrecci di Vite: “Nella costante determinazione di conoscere, di comprendere, di intraprendere nuove vie e di accettare sfide sta il bello del lavoro e della vita!”.

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